Lontano lontano

Lontano lontano - Gianni Di Gregorio | Jonathanterrington.com

... lavorazione Cittadini del mondo, il film segna anche l'ultima interpretazione di Ennio Fantastichini, deceduto ... vicino/lontano on - vicino/lontano ... ... E lontano lontano nel tempo l'espressione di un volto per caso ti farà ricordare il mio volto l'aria triste che tu amavi tanto E lontano lontano nel mondo una sera sarai con un altro e ad un tratto chissà come e perché ti troverai a parlargli di me di un amore ormai troppo lontano. Lontano, lontano nel tempo Qualche cosa Negli occhi di un altro Ti farà ripensare ai miei occhi I miei occhi ... Lontano lontano - Film (2019) - MYmovies.it ... . Lontano, lontano nel tempo Qualche cosa Negli occhi di un altro Ti farà ripensare ai miei occhi I miei occhi che t'amavano tanto E lontano, lontano nel mondo Lontano, lontano è una canzone scritta dal cantautore Luigi Tenco, il brano, con l'arrangiamento di Ruggero Cini e con l'accompagnamento dei Cantori Moderni di Alessandroni, fu inciso per la RCA Italiana nell'aprile 1966 come Lato A nel 45 giri Lontano, lontano/Ognuno è libero e fu inserito nell'LP Tenco.Il brano partecipò al festival musicale Un disco per l'estate del 1966. Il Trailer Ufficiale del Film - HD - Lontano Lontano video film trailer ufficiale cinema americano italiano in uscita clip inedite scena dietro le quinte interviste attori speciali curiosità Lontano: Distante in senso assoluto o relativamente a un punto di riferimento (precisato con da o misurato). Definizione e significato del termine lontano lontano agg. e avv. [lat. *longitanus, der. di longe «lontano, lungi»]. - 1. agg. a. Che si trova a relativamente grande distanza o è separato da lungo intervallo nello spazio: regione, città lontano; nel l. Giappone, nelle l. Americhe; nelle steppe lontano; recarsi in un posto lontano, in una strada lontano; la n...

INFORMAZIONE

AUTRICE/AUTORE
Gianni Di Gregorio
DIMENSIONE
5,17 MB
NOME DEL FILE
Lontano lontano.pdf

DESCRIZIONE

Il professore e il Vichingo, vecchi amici di Trastevere, decidono di andare lontano lontano («I pensionati in Italia se ne vanno tutti, che non lo sai?»). Raccogliendo informazioni, incontrano Attilio, coetaneo, mezzo robivecchi mezzo antiquario con baracca a Porta Portese. Anche a lui l'idea piace, non per nulla definisce se stesso «un cittadino del mondo». I preparativi per la partenza sono movimentati: ogni esistenza, per quanto appartata, presenta mille legami da lacerare, fatti, luoghi, persone. Nel corso dei quali gli avventurosi si accorgono di cose che, nel tran tran dell'insoddisfazione quotidiana, non riuscivano a notare. A ben guardare, quel quotidiano tanto male non è. Si è cementata un'amicizia divertente, la città splendida in fondo è anche benevola, càpitano incontri che promettono un futuro. Il problema è come fare a tornare indietro sulle decisioni senza perdere la faccia. Da questo racconto il film, regia dello stesso Di Gregorio, Lontano lontano. Aiòn è la prima storia del trittico. Il titolo è una parola del greco antico di spessore filosofico: Aiòn è il figlio di Crono, il Tempo, e sta per l'«attimo» fuggevole che frantuma il presente, il «tempo eterno», la «durata». «Aiòn è un bambino che gioca» è un frammento di Eraclito. Nel racconto di Di Gregorio il protagonista è un cinquantenne figlio di mamma che ha vissuto tutta la vita come se il suo tempo fosse l'eterno, senz'altro impegno che di occuparsi in modo pressante della madre. Cosa rimane? Il secondo racconto, Incantesimo, parla di un equilibrio che sembra passeggero che più non si può. In un paesino tranquillo alle porte di Roma vive una madre, sora Maria, con i due figli grandi (le sorelle se ne sono andate da tempo), Virgilio ed Emilio. Famiglia benestante, i figli hanno la loro sicurezza economica, la madre è una vera autorità morale per tutto il paese, un riferimento di saggezza. Tutti si aspettano che Virgilio ed Emilio, che dormono nella stessa camera come fanciulli, si facciano una propria vita. Sora Maria fa molto per evitarlo. Ma quell'equilibrio è un incantesimo che non si può spezzare senza che il mondo crolli. Di Gregorio ci parla di situazioni strane e verosimili, pescate dall'infinito repertorio della vita osservata. E coglie della forma racconto la vera funzione: trarre un significato, un destino, una beffa da una vicenda che succede.

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